Amauri Carvalho de Oliveira : AMAURI
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Amauri Carvalho de Oliveira, noto come Amauri, nasce il 3 giugno del 1980 in Brasile; fa il percorso delle giovanili nella squadra del Santa Caterina, che nel 2000 partecipa al Torneo di Viareggio, dove il giocatore ha il suo primo contatto con il calcio italiano, segnando una doppietta contro le giovanili dell’Empoli.
Ventenne, approda al Bellinzona, in Svizzera, dove complice un infortunio colleziona solamente 5 presenze ed una rete; nel gennaio 2001 lo acquista il Parma per volontà del manager Mariano Grimaldi, e girato in prestito al Napoli, dove gioca sei partite al fianco del suo idolo Edmundo, segnando una rete.
Dopo aver passato una stagione tra Piacenza ed Empoli senza lasciare alle sue spalle buone impressioni, approda al Messina, in serie B, dove si ritaglia uno spazio da comprimario e segna 4 gol in 23 partite.
In seguito alla buona stagione disputata in Sicilia, approda a Verona, sponda Chievo, per prendere parte al progetto giovani della squadra simpatia guidata da Del Neri; in tre stagioni al Chievo, nonostante un grave infortunio, Amauri segna 17 gol in 90 presenze, contribuendo anche alla clamorosa e storica qualificazione Champions League della squadra veneta.
Nell’estate del 2006, all’ultimo giorno utile per eseguire movimenti di calciomercato, Amauri viene acquistato dal Palermo, fortemente voluto da Zamparini per sostituire il bomber italiano Luca Toni.
È soprattutto grazie ai suo gol che il Palermo per oltre metà campionato tiene testa alle grandi della serie A, mantenendosi attaccato alla capolista Inter nelle prime giornate e contendendo i posti importanti a Roma e Milan.
Amauri segna a raffica, gol spettacolari ma anche decisivi, ma il giocattolo si Continua..
Ronaldo de Assis Moreira in arte: Ronaldinho
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Ronaldo de Assis Moreira, conosciuto come Ronaldinho, è uno dei calciatori più forti del mondo; sebbene la stagione attuale abbia ridimensionato la sua nomea a causa delle tante panchine dovute agli screzi con l’allenatore del Barcellona Rijkaard e alla sua forma fisica non sempre adeguata, è ancora al centro delle voci di calciomercato, inseguito dalle squadre più blasonate d’Europa.
Nato a Porto Alegre il 21 Marzo del 1980, a 18 anni ha esordito nella prima squadra del Gremio, in una partita di Copa Libertadores, ma in tre anni e mezzo ha collezionato solo 35 presenze, condite da 14 segnature; l’esplosione di Ronaldinho avviene già nel 1999, alla Confederations Cup, dove segna sei reti con la maglia del Brasile e porta a casa il titolo di capocannoniere e anche quello di miglior giocatore del torneo, sebbene la sua nazionale debba arrendersi al Messico in una finale rocambolesca che si chiude con un 4-3.
Nell’estate del 2001, le sirene dell’Europa suonano anche per lui, complici le prestazioni sempre più sfavillanti con la nazionale verdeoro; nonostante le offerte di alcuni club di primordine, Ronaldinho approda al Paris-Saint-Germain, squadra francese di metà classifica alla quale regala numeri di alta classe e 25 reti in due stagioni.
Nell’estate del 2003, dopo che il Real Madrid aveva acquistato David Beckham, il Barcellona si dovette accontentare, per modo di dire, di acquistare Ronaldinho per circa 30 milioni di euro; certo a quell’epoca, “Dinho” non aveva il blasone della star inglese, ma il suo acquisto si è rivelato fin dal primo anno un’abilissima mossa di mercato e una vincente mossa di merchandising.
Al primo anno di Barcellona, ha collezionato 40 presenze e messo a segno 19 gol, rimanendo però a secco di trofei collettivi e riconoscimenti individuali; il 2004/2005 è stato invece l’anno dell’affermazione per Ronaldinho, che ha segnato meno (13 gol in 42 presenze), ma è stato più decisivo, segnando gol spettacolari a Milan e Chelsea in Europa.
Questo anno magico è valso la vittoria della Liga per il Barca e il primo Fifa World Player per il giocatore; l’anno successivo Ronaldinho è la vera star della squadra catalana, segna 24 gol in 42 partite e trascina il Barcellona alla vittoria di Supercoppa di Lega, Campionato e Champions League; bissa la vittoria del Fifa World Player e conquista il Pallone D’Oro 2005.
Nel 2006/2007 è ancora protagonista in campo, con 23 gol in 50 partite, e sui tavoli del calciomercato, con la corte serratissima del Milan di Berlusconi e Galliani, che non nascondono il loro favore Continua..
MARADONA E’ MEGLIO ‘E PELE’ ?
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Una domanda cui è impossibile dare una risposta. Chi è il calciatore più forte della storia? Sono tanti i campioni che si contendono questo platonico titolo e la discussione va avanti da sempre. Ora l’argomento torna alla ribalta.
A distanza di anni i toni del più importante confronto della storia del pallone non accennano a diminuire. Chi non ha mai sentito il famoso inno “Maradona è meglio ‘e Pelé”? Ritornello ben radicato nella cultura calcistica, soprattutto in quella napoletana.
Le due divinità calcistiche sono ancora una volta acerrimi nemici, ovviamente non sul campo, perché figli di epoche diverse, ma attraverso il mezzo stampa.
L’ex fenomeno verdeoro ha rilasciato un’intervista sul quotidiano “O Estado de S. Paulo” affermando che dato che tanti sportivi olimpionici perdono la medaglia quando vengono smascherati all’antidoping, non sa spiegarsi il motivo per cui a Maradona non vengano ritirati tutti i titoli che ha vinto.
A cinquant’anni esatti dalla conquista del primo titolo mondiale del Brasile, che ebbe in Pelé l’artefice principale, ecco che l’ennesima sfida tra i due massimi geni del calcio prende quota. Edson Arantes do Nascimento contro Diego Armando Maradona. La potenza e l’esplosività contro la classe e la fantasia.
Pelé ha dichiarato che Maradona è stato un ottimo giocatore, ma aveva dei difetti: non dribblava con la gamba destra, non colpiva di testa, quindi non era completo. Preferiva maggiormente il suo connazionale Alfredo Di Stefano, da lui ritenuto più completo, più rapido, capace di realizzare più gol.
L’ultima apparizione in Italia del Pibe è datata 1991, anno in cui risultò positivo alla Continua..
Il dominio europeo del calcio inglese
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L’era in cui in molti condividevano l’idea che il nostro fosse il campionato più bello del mondo sembra ormai essere finita da un pezzo.
Dallo scandalo di Calciopoli in poi l’Italia del pallone ha perso gran parte della sua attrattiva e del suo prestigio, inghiottite in un solo attimo dalle vicende vergognose del sistema di Moggi in grado di controllare e decidere in modo illecito troppe cose. In quello stesso anno, il 2006 l’Italia sportiva ha reagito nel miglior modo possibile per rilanciare nel mondo l’immagine della pedata italica gravemente danneggiata dallo scandalo, con il trionfo mondiale nella magica notte di Berlino.
Ma nonostante lo straordinario e meritato successo degli azzurri di Lippi in Germania, il nostro campionato dopo le sentenze dei processi ha perso tanti campioni che hanno preferito ripartire dall’estero, soprattutto i giocatori della Juve, la squadra più pesantemente colpita dalle sentenze con la retrocessione in serie B.
Di conseguenza grandi campioni al nostro campionato hanno preferito il campionato inglese, spagnolo o tedesco. Ma c’è da aggiungere inoltre che anche a voler competere con i grandi club europei, le squadre italiane per dover tenere sott’occhio il bilancio non sono in grado di sborsare le cifre che le grandi d’Europa mettono sul piatto per accaparrarsi il meglio che c’è in giro.
L’attuale Champions League è la dimostrazione di come il calcio inglese portando tre squadre tra le prime quattro d’Europa oggi domina il calcio continentale. Le nostre squadre impegnate nella massima competizione europea sono tutte state Continua..
MILAN, QUALE RIVOLUZIONE?
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La stagione calcistica sta per volgere al termine e se c’è chi come la Roma e l’Inter si ritrovano ancora a lottare su più fronti, scudetto innanzitutto con un duello finale che qualche mese fa sembrava solo un lontano ricordo di campionati passati, c’è chi come il Milan si ritrova già da qualche settimana fuori dalla Champions League, il palcoscenico dove la squadra di Ancelotti ha raccolto le più grande soddisfazioni degli ultimi anni, e fuori già da parecchi mesi dalla lotta al vertice del campionato.
Inutile prendere in considerazione anche la Coppa Italia, competizione che il Milan aveva messo già da parte ancora prima di iniziarla a giocare.
E ora cosa resta a questa squadra pluridecorata e di tradizione vincente in tutto il mondo?
Quel misero e difficile quarto posto in campionato, che a sette giornate dal termine resta ancora distante quattro punti e che acquisisce ogni domenica un nuovo avversario.
A complicare il compito del Milan non ci sarà solo la Fiorentina ma anche l’Udinese e la Sampdoria si ritrovano a lottare per un piazzamento Champions che per queste squadre sarebbe come uno scudetto, ma che per i rossoneri sarebbe come il minino sindacale da garantire a tifosi e società.
Di sicuro anche con l’eliminazione dalla massima competizione europea il Milan non ha saputo finora ritrovare la determinazione e la convinzione domenicale, nonostante gli impegni siano diminuiti e gli uomini di Ancelotti abbiano potuto allenarsi per tutta la settimana cercando di preparare le partite al meglio, puntualmente ogni match di campionato di campionato mostra un Milan molle e impacciato che non riesce a far gioco, che sembra piantato sulle gambe e che dà sempre più l’impressione di essere una squadra sazia a cui è finita la fame di vittorie.
E sarebbe anche una cosa comprensibile se giocatori che hanno vinto tutto nella loro carriera abbiano un calo delle motivazioni che a questi livelli è sufficiente a indirizzarti verso una stagione anonima. I vertici di Via Turati, con Galliani in testa, continuano a ripetere che Continua..
Antonio Cassano: Genio e sregolatezza
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Antonio Cassano, genio e sregolatezza, magie e sceneggiate in campo, la sua faccia racconta il malessere delle zone dove è nato e cresciuto, i suoi numeri con i piedi raccontano la passione che fin da ragazzino lo portava a strabiliare nelle stradine strette della Bari Vecchia.
Da quel controllo di tacco, sgroppata e destro che si insacca in Bari-Inter del 18 dicembre 1999 sono passati ormai tanti anni, ma il talentuoso barese sembra non poter controllare ancora i suoi nervi in campo, come ha ampiamente dimostrato quest’anno con la maglia della Sampdoria.
Dopo 48 presenze con la maglia del Bari, nell’estate del 2001 Cassano è passato alla Roma per la cifra di 60 miliardi, riuscendo a realizzare il sogno di giocare accanto a Francesco Totti; ben presto però, più dei suoi 39 gol in 118 presenze, a far rumore sono i rifiuti alle convocazioni nell’under 21, i calci tirati alle bandierine, la sua irruenza con gli arbitri, il rapporto con la tifoseria e lo spogliatoio che si logora gradualmente fino alla presunta rottura con Totti.
Nel gennaio del 2006 passa al Real Madrid dopo essere stato praticamente fuori rosa per mezza stagione e i giornali spagnoli gli affibbiano subito il nomignolo di “el gordito”, il grassottello; la sua irriverenza in campo e fuori non gli permette di fare breccia nel cuore dei blancos, nonostante segni a tre minuti dal suo esordio con i galacticos.
L’anno successivo arriva Capello al Real e Cassano rinasce, riconquistando anche la nazionale con Donadoni, ma poi il caso della parodia di Cassano ai danni di Capello, ripresa da un videoamatore e mandata in onda dalle tv di tutto il mondo, incrina il rapporto tra i due e Cassano finisce fuori rosa.
Nell’estate del 2007, quando tutte le grandi squadre sembrano rifiutare il genio dalla testa calda e dai chili di troppo, ecco che la Sampdoria scommette su di lui, prendendolo in prestito con diritto di riscatto; una volta rimessosi in forma, e con una cura Mazzarri per quando riguarda il suo comportamento in campo e fuori dal campo, ecco che Cassano torna alla grande, regalando numeri degni dei suoi esordi e facendo parlare della sua convocazione agli Europei.
Considerando tutte le competizioni, Cassano ha collezionato 19 presenze con la Sampdoria, realizzando 7 gol (tutti in campionato) e mettendo insieme ben 9 ammonizioni ed un espulsione, con una media cartellini davvero poco invidiabile.
Quest’anno ha fatto parlare di sé, purtroppo, più per le sue cassanate, che per i suoi numeri e i suoi gol; in Sampdoria-Fiorentina, in seguito all’ammonizione che gli sarebbe costata la presenza in campo contro la Roma, si è messo a piangere Continua..
Gianluigi Buffon: il miglior portiere al mondo
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Gianluigi Buffon è il miglior portiere del mondo e lo si sente ormai dal 2002-2003, quando gli è stato conferito per la prima volta il premio di portiere dell’anno dalla IFFHS, riconoscimento che ha vinto per quattro volte negli ultimi cinque anni, interrotto nel 2005 dalla grande stagione di Cech, il portiere del Chelsea.
I riconoscimenti a livello nazionale sono arrivati invece anche prima del passaggio del portierone dal Parma alla Juventus, nell’estate 2001, con gli Oscar del calcio ad esempio, che in otto sono allineati nella sua bacheca personale.
Non bisogna dimenticare il testa a testa per il pallone d’oro 2006 con l’amico Fabio Cannavaro, che ha avuto la meglio per una cinquantina di voti (173 a 124), non permettendo a Gigi di eguagliare l’impresa dell’unico portiere vincitore del pallone d’oro, Lev Jascin.
La carriera di Buffon è stata segnata da parate incredibili, prestazioni da migliore in campo, miracoli tra i pali, insomma il portiere della nazionale, soprattutto da quando è approdato alla Juventus maturando e raggiungendo Continua..
La Gazzetta dello Sport cambia faccia
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“La Gazzetta dello Sport” rinnova la sua immagine. Si tratta di un obiettivo a cui si mirava da tempo ed è ormai stato raggiunto.
Il rosa, il suo colore per eccellenza, non sarà comunque tradito, conserverà infatti la sua posizione dominante nel quotidiano.
Dopo ben centododici anni il mitico giornale subirà una sorta di restauro.
Da oggi la Gazzetta è tutta a colori e in formato tabloid. Sarà fedele agli argomenti di sempre, ma con una maggiore attenzione alle pagine di attualità.
Molte novità ci sono a proposito del linguaggio e nel dosaggio degli sport.
Cambia il suo formato, diviene più maneggevole e facile da sfogliare.
Il direttore Carlo Verdelli ha parlato di un cambiamento forte, ma che rispetta la filosofia del giornale. La necessità del rinnovo è stata determinata dal costante mutamento di abitudini e costumi che non possono non essere tenuti in considerazione.
E’ necessario adattare un giornale alle modalità di fruizione del pubblico. Un pubblico sempre più di corsa, che legge frettolosamente in treno o in autobus e vuole giungere subito al nocciolo della notizia.
Il mercato è costituito infatti da lettori sempre più esigenti, che cercano giornali maneggevoli, attraenti e di rapida lettura, senza però Continua..
News di calciomercato: Allenatori
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Il calciomercato internazionale è in fervore e non solo per le voci che riguardano il cambio di casacca di grandissimi campioni (Ronaldinho, Shevchenko, Drogba, Lampard), ma anche per un valzer di allenatori preannunciato ormai da mesi.
Sono ormai liberi e in attesa di una panchina importante due pezzi da novanta del calcio internazionale, Marcello Lippi e Josè Mourinho; il primo ha alle spalle un ciclo decoratissimo con la Juventus ed è fresco della vittoria dei Campionati Mondiali di Calcio con la nazionale italiana; il secondo ha imposto il suo stile in Inghilterra allenando il Chelsea e portandolo alla vittoria di due scudetti e due coppe nazionali, dopo aver guidato le imprese del Porto alla vittoria di Coppa Uefa e Champions League nel giro di due anni.
Lippi e Mourinho vengono accostati ai nomi di grandissime squadre ormai da mesi, Capello si è accasato con la Federazione Inglese, mentre le panchine in bilico tra le grandi squadre d’Europa sono veramente tante.
Il ciclo di Ancelotti al Milan sembra essere arrivato alla sua conclusione naturale, nonostante il tecnico di Reggiolo sia considerato da Berlusconi e dalla dirigenza l’allenatore ideale per l’undici rossonero, sia per carattere che per capacità tattiche.
Mancini, nonostante il rinnovo a suon di milioni di euro dello scorso anno e le buone parole della festa del centenario dell’Inter, ha fatto un’uscita incauta dopo la sconfitta in Champions League contro il Liverpool, lasciando intendere che avrebbe lasciato la panchina nerazzurra alla fine di questo campionato; le sue dichiarazioni sono state poi ritrattate in seguito ad un colloquio con Moratti, ma le distanze tra i due su Continua..
Amichevole Spagna - Italia: 1-0
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Temperatura estiva e forte vento allo stadio Martinez Valero di Elche per l’amichevole di lusso tra l’Italia campione del mondo e le giovani furie rosse della Spagna; l’Italia scende in campo con Buffon tra i pali, Panucci, Materazzi, Cannavaro e Grosso in difesa, Camoranesi, De Rossi, Pirlo, Perrotta, Di Natale a centrocampo e Toni in attacco.
I primi dieci minuti sono dominati dal fraseggio degli spagnoli, che fanno girare la palla velocemente e orizzontalmente, aspettando il varco giusto per la verticalizzazione o l’affondo sulle fasce.
Al decimo Camoranesi lancia Di Natale in area, ma Casillas esce bene di piedi e si rifugia in calcio d’angolo; al tredicesimo minuto l’arbitro austriaco Stuchlik segnala un fallo in attacco di Cannavaro proprio mentre Toni insacca con un poderoso colpo di testa; nella fase centrale del primo tempo è ancora la Spagna a tenere le redini del gioco, soprattutto grazie al lavoro del centrocampo, senza però creare pericoli per Buffon.
L’Italia risponde con contropiedi che partono dai piedi di Pirlo e vanno a cercare gli inserimenti e la qualità di Di Natale; al 35’ è Torres a sfiorare il vantaggio, ma Buffon risponde bene; stesso film poco prima dell’intervallo, con Buffon che si distende bene su un tiro angolato di Fabregas.
Il primo tempo si conclude sullo 0-0, con il possesso palla e le occasioni da gol a favore della Spagna; i migliori tra gli azzurri Buffon, Pirlo e Di Natale; dall’altra parte si sono distinti soprattutto “el niño” Torres e Xavi.
Nel secondo tempo, dal primo minuto in campo Borriello, Gattuso e Barzagli per Toni, Pirlo e Materazzi; al 51’ acuto degli azzurri con Camoranesi che fa partire un gran destro dal limite dell’area che si stampa sulla traversa; al 59’ è ancora Camoranesi a rendersi pericoloso con una botta da fuori deviata in angolo.
Continua la girandola di sostituzioni (per l’Italia entrano Aquilani e Zambrotta) e al 67’ Buffon nega ancora la gioia del gol a Fabregas; al 73’ l’arbitro ammonisce Villa per simulazione per un contatto molto dubbio con Gattuso in area, poteva starci il rigore per la Continua..






