MILAN, QUALE RIVOLUZIONE?
Pubblicato da Destiny
La stagione calcistica sta per volgere al termine e se c’è chi come la Roma e l’Inter si ritrovano ancora a lottare su più fronti, scudetto innanzitutto con un duello finale che qualche mese fa sembrava solo un lontano ricordo di campionati passati, c’è chi come il Milan si ritrova già da qualche settimana fuori dalla Champions League, il palcoscenico dove la squadra di Ancelotti ha raccolto le più grande soddisfazioni degli ultimi anni, e fuori già da parecchi mesi dalla lotta al vertice del campionato.
Inutile prendere in considerazione anche la Coppa Italia, competizione che il Milan aveva messo già da parte ancora prima di iniziarla a giocare.
E ora cosa resta a questa squadra pluridecorata e di tradizione vincente in tutto il mondo?
Quel misero e difficile quarto posto in campionato, che a sette giornate dal termine resta ancora distante quattro punti e che acquisisce ogni domenica un nuovo avversario.
A complicare il compito del Milan non ci sarà solo la Fiorentina ma anche l’Udinese e la Sampdoria si ritrovano a lottare per un piazzamento Champions che per queste squadre sarebbe come uno scudetto, ma che per i rossoneri sarebbe come il minino sindacale da garantire a tifosi e società.
Di sicuro anche con l’eliminazione dalla massima competizione europea il Milan non ha saputo finora ritrovare la determinazione e la convinzione domenicale, nonostante gli impegni siano diminuiti e gli uomini di Ancelotti abbiano potuto allenarsi per tutta la settimana cercando di preparare le partite al meglio, puntualmente ogni match di campionato di campionato mostra un Milan molle e impacciato che non riesce a far gioco, che sembra piantato sulle gambe e che dà sempre più l’impressione di essere una squadra sazia a cui è finita la fame di vittorie.
E sarebbe anche una cosa comprensibile se giocatori che hanno vinto tutto nella loro carriera abbiano un calo delle motivazioni che a questi livelli è sufficiente a indirizzarti verso una stagione anonima. I vertici di Via Turati, con Galliani in testa, continuano a ripetere che quella in corso è per il Milan una grande stagione perché ha vinto ad agosto la Supercoppa Europea contro il Siviglia e a dicembre il Mondiale per Club giocato in Giappone, la ex Coppa Intercontinentale, che dal giorno dopo il trionfo in Champions sul Liverpool è stato dichiaratamente il primo, in ordine di importanza, obiettivo da raggiungere.
Senza alcun dubbio l’impegno in Giappone il Milan l’ha pagato alto sia in termini di condizione fisica che è venuta a mancare nel momento più caldo della stagione (la doppia sfida di Champions con l’Arsenal) sia in termini psicologici e motivazionali.
A prescindere il raggiungimento del quarto posto, che comunque condizioneranno non solo la prossima stagione del Milan ma anche il mercato della società è evidente che la squadra rossonera abbia bisogno di una scossa, di un cambiamento forte che forse sarebbe dovuto arrivare già la scorsa estate ma che la vittoria di Atene ha rallentato, facendo si che la società si cullasse eccessivamente sugli allori.
Innanzitutto ci sarà da riflettere se il futuro allenatore del Milan sarà Ancelotti, che oramai per i giocatori è come un padre di famiglia, o se sarà meglio intraprendere un nuovo progetto con qualche altro tecnico per rimodellare la struttura di gioco della squadra che sembra ormai impantanata da troppo tempo.
I nomi dei tecnici che potrebbero fare al caso del Milan sono quelli di Spalletti, che però difficilmente lascerà la Roma, Mourinho, ancora libero e senza squadra ma su cui cresce l’interesse di Moratti, o del tecnico del Liverpool Benitez, grande tattico europeo.
Si parla anche di Lippi, Rijkaard o di una soluzione interna con la promozione di Costacurta affiancato da Tassotti. Ma indipendentemente da chi sarà il mister ci sarà da intervenire sul mercato, servono innanzitutto un portiere affidabile, un terzino sinistro e un centrale per ringiovanire la difesa, delle buone seconde linee a centrocampo (di un altro livello rispetto a Brocchi, Emerson e Gourcuff) e una paio di innesti in attacco, fra cui un grande centravanti da almeno 20 gol all’anno.
Più o meno radicale il Milan ha bisogno di una rivoluzione che comunque non preoccupi il presidente Berlusconi, non sarà una rivoluzione bolscevica.
Gaetano Scavuzzo
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